Come un aquilone


Il coraggio della profezia segnò tutta la vita di P. Placido Rivilli. Quando nel 1946 gli si presentarono alcuni giovani chiedendo come uscire dai disastri della guerra, il giovane p. Rivilli, sfogliò le pagine della loro vita presentate con una semplice domanda e “vide” come bisognava trattarle: aprendo e sfogliando il Vangelo! Ecco la risposta! Non una risposta che tenti una spiegazione, ma una risposta che indica un cammino, un impegno, che coinvolge nel coraggio della profezia.
Si avviò un cammino che ancora oggi può aprire prospettive cariche di profezia.

Certamente molti di noi abbiamo ancora vivo il ricordo dell’“ascuta” che P. Rivilli richiamava sempre per indicare il senso ed il valore dell’ascolto, proprio come evento di vita che coinvolge e indica la “Via”.
Insieme al ricordo abbiamo sperimentato e sperimentiamo come questo “ascuta” sia fortemente radicato nel “Cenacolo”, luogo privilegiato e sovrabbondante di grazia per dare all’ascolto un’autentica continuità che diviene coltivare, dar forza, rinvigorire la profondità della Parola affinché risplenda nel vivere quotidiano (incarnazione). E poi l’esplosione della convinzione che si fa servizio perché ogni persona e il mondo intero possano ricevere il vero “tesoro”, con l’annuncio esplicito, frutto autentico dell’essere testimoni della Parola.
L’unità tra ascolto - incarnazione - annuncio dice tutta la vitalità della Parola da offrire all’umanità perché possa percorrere vie di verità, di pace, di giustizia, di futuro storico ed escatologico.
Quando l’annuncio viene dall’ascolto e dall’incarnazione, anche con i nostri limiti e le nostre debolezze, è “opera” di discepoli dell’unico Signore e Maestro. Solo quando l’annuncio è sradicato dall’ascolto - incarnazione non è “opera“.

Alla domanda inquietante che Paolo VI pose in E.N. , che ne è di quel tesoro nascosto che è il Vangelo, P. Rivilli stava già rispondendo e continuò a rispondere con il Movimento Presenza del Vangelo e con l’Istituto secolare Missionarie del Vangelo, chiamati e fondati “a servizio della Parola di Dio”. Come la creazione - ripeteva P. Rivilli - è frutto della Parola, anche la sua ricreazione, la sua rinascita è legata alla Parola.

Questo carisma richiede un cuore che faccia circolare dentro di sé la Parola, un pensiero che si lasci abbeverare dalla Parola, una vita da “discepoli” che vivono secondo i contenuti e lo stile del Verbo e ne pone i segni nel quotidiano. Richiede anche la scelta chiara e decisa di formazione per l’annuncio esplicito, come vita - attività ecclesiale, espressione di appartenenza al carisma “a servizio della Parola di Dio”.

L’ardore, la passione, la dedizione del Fondatore per la Parola “evento profetico - salvifico” per il nostro oggi, come per ogni oggi, ci indica la strada da percorrere come discepoli “a servizio della Parola di Dio”.

I nostri Cenacoli non possono che essere segno del Regno che viene e seme di speranza per il mondo. Il nostro cammino si configura come passione per il Vangelo del Regno, da accogliere con gioia e con gioia indicarne la prospettiva attraverso la testimonianza e l’annuncio esplicito.
Con l’ascolto per “essere e vivere” possiamo costruire una corretta e autentica visione biblica del Regno di Dio. Il nostro ascolto è prima di tutto rivolto all’incarnazione, al nostro essere e vivere quotidiano, non è funzionale al servizio. Maturando la convinzione missionaria ci facciamo carico anche di una robusta e adeguata formazione funzionale al nostro servizio specifico di evangelizzatori. Possiamo dire che abbiamo la responsabilità di “investire” su una formazione “mirata”.

Questo nostro servizio rivolto all’annuncio, a partire dal primo annuncio, viene indicato come concretamente possibile nella realtà parrocchiale di oggi per esempio da Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (cf n.46). Il Cenacolo anche nella realtà parrocchiale si pone come piccola comunità ecclesiale, quindi risulta forma, espressione ecclesiale, non solo possibilità di prassi pastorale. Come forma ecclesiale, con il suo specifico, opera nella prassi pastorale.
Certamente occorre essere attenti sempre a superare il rischio che il Cenacolo si chiuda in se stesso, basti a se stesso. Questo è possibile proprio attraverso una sempre più viva consapevolezza della dimensione missionaria e del farsi carico del servizio che richiede. Nella realtà parrocchiale il farsene carico accade proprio nella partecipazione all’azione pastorale con il proprio specifico carisma.
Come piccola comunità ecclesiale il Cenacolo nella realtà parrocchiale risulta espressione e strumento del Regno e nel rapporto con coloro ai quali si rivolge per l’annuncio si pone in un atteggiamento di accoglienza.
Ogni Cenacolo, nel contesto della vita del Movimento ed anche nel contesto della vita parrocchiale dove è, può essere (deve orientarsi ad essere) occasione di grazia, come una nuova provocazione per interrogarsi sul modo di vivere il Vangelo e sull’impegno per il suo annuncio.
L’orizzonte aperto, ampio della missione si propone e si pone costantemente come invito a sempre nuova e più profonda conversione. Da una generosa sensibilità missionaria può scaturire un effettivo ed efficace cammino.

Come un aquilone che svetta in alto, pur sorretto da un filo sottile e da mani grandi o piccole, spesso anche di bambino, la Parola di Dio può volare e raggiungere i vari confini. E lì dove giunge circola e si diffonde, e riparte e va verso nuovi confini, per andare sempre oltre mirando agli “estremi confini della terra” (At 1,8) luogo di salvezza per tutti e per i quali siamo mandati in tutto il mondo ad annunciare il Vangelo (cf Mc 16,15). Si va, si ritorna, si intraprendono nuove vie, con una itineranza che ha lo scopo del “servizio alla Parola di Dio” e dell’incontro, d’inizio o di continuità, con coloro ai quali siamo mandati, tutti nostri fratelli e sorelle. Ogni andare per servire la Parola, dove vivo o lontano, è, e non può essere diversamente, frutto ed espressione della comunione.

Le nostre mani, comunque siano, possono aprire il Vangelo ad ogni creatura e tessere il filo dell’amore nella gioia di una fraternità che ha la forza di spezzare ogni durezza e di edificare l’uomo nuovo e un mondo nuovo.
Può essere un sogno o una poesia che distraggono dalla realtà e che quindi fanno cadere l’aquilone; ma può essere il “sogno” di Dio che illumina e irradia il nostro impegno, il servizio al grande dono che ci è dato: ecco l’aquilone continua a volare e a svettare grazie alle mani e al filo.

Così, consapevoli della forza di vita che ha la Parola non ci preoccupa la debolezza delle nostre mani, né la fatica della tessitura del filo, perché ci è stato assicurato: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20) e “avrete forza dallo Spirito Santo … e mi sarete testimoni …” (At 1,8).
Certamente è bene e giusto che insieme ringraziamo Dio per le meraviglie che opera, edificando comunione con un forte impegno nella fede, nell’amore e nella speranza costante.

Rosario Calò

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